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MAXIM DONDYUK

by Oleg Farynyuk

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Biografia:

Maxim Dondyuk è un fotografo documentarista nato in Ucraina nel 1983. La sua carriera professionale è iniziata nel 2007 come fotoreporter. Dal 2010 è un libero professionista, lavora sulla creazione e la promozione di progetti documentari personali. Nel 2011 ha ricevuto il Noor-Nikon Masterclass nella sezione Fotografia Documentaria a Bucarest. Collabora con numerose riviste internazionali come Rolling Stone, Time, Newsweek, Der Spiegel, Stern, Paris Match, Le Monde, PDN, Bloomberg Businessweek, Reporter russo, Libération, Polka, 6Mois, Esquire e collabora inoltre con le organizzazioni internazionali, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I suoi lavori sono stati premiati con diverse borse di studio e premi. E’ stato Finalista del Premio Fotografia Prix Pictet, Fotografo Internazionale dell’Anno nel Lucie Awards, vincitore del Prix Foto La Quatrieme Immagine, vincitore della Ville de Perpignan Remi Ochlik Award, Magnum Photos concorrenza ’30 sotto 30 ‘per emergenti fotografi documentaristi, Finalista del W. Eugene Smith Grant nella Fotografia umanistica, finalista del FotoEvidence Book Award, Grand Prix’ Best Global Health Story of the BD’s Hope for a Healthy World Photo Competition.

Riconoscimenti:

  • 2015
    Prix Pictet ‘Disorder’, Finalist.
    International Photographer of the Year, Lucie Awards (IPA).
    Editorial Photographer of the Year, Lucie Awards (IPA).
    1st place in Editorial: General News category, 13th Annual Lucie Awards (IPA).
    Grand Prix of the Humanity Photo Award 2015 – UNESCO/CFPA (China).
    Winner of the Humanity Photo Award 2015 – UNESCO/CFPA in Documentary category (China).
    Direct Look photo contest, 1st Prize in nomination CONFLICT.
    Fine Art Photography Awards, Professional Fine Art Photographer of the Year.
    Fine Art Photography Awards, 1st Place Winner in Photojournalism.
    Voies Off, Shortlist.
    PX3 Prix de la Photographie Paris, Press War Category, 1st Prize.
    Winner of the Prix Photo La Quatrieme Image, 1st Prize.
    Winner of the PDN Photo Annual 2015 in documentary category.
    Honorable Mentions of the Photographic Museum of Humanity Grant (PHM).
  • 2014
    Finalist of the Circle of Life contest , International Photofestival “Vilnius Photo Circle”.
    Winner of the Ville de Perpignan Remi Ochlik Award.
    Magnum Photos competition ‘30 under 30’ for emerging documentary photographers.
  • 2013
    Finalist of the W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography.
    Honorable mention of the FotoVisura Grant.
    Grand Prix of the Best Photo of the Year at the contest “Photographer of the Year”. (Ukraine)
    Shortlist in the Portraiture category of Sony World Photography Awards.
  • 2012
    Forward Thinking Museum, finalist of 4th quarter.
    Finalist of the Photostory: Small Stories contest.
    Finalist of the Circle of Life contest , International Photofestival “Vilnius Photo Circle”.
    Country’s Pick 1st place of the International Photography Awards annual competition (IPA).
    Honourable Mention of the International Photography Awards annual competition (IPA).
    Finalist for a grant of the 4th edition of the AnthropoGraphia Human Rights Through Visual Storytelling.
    Finalist for a grant of The Manuel Rivera-Ortiz Foundation for Documentary Photography & Film.
    Forward Thinking Museum, finalist of 2nd quarter.
    Grand Prix of the Photostory of the Year at the contest “The Best Photographer”. (Russia)
    Grand Prix Best Global Health Story of the BD’s Hope for a Healthy World Photo Competition.
    Finalist of the Lumix Festival for Young Photojournalism.
    2nd Prize Picture Story of the Year of the Photographers Giving Back Contest.
    Finalist of the Photo Evidence Book Award.
    Award of Excellence (Issue Reporting Multimedia Story) Picture of the Year Int’l (POYi).
  • 2011
    Finalist of the Pikto International Competition.
    Grand Prix of the Circle of Life contest, International Photofestival “Vilnius Photo Circle”.
    Grand Prix of the contest “Photo Film”, Chernihiv Photo Fest.
    Honorable mention of the Yonhap International Press Photo Awards.
  • 2010
    2nd & 3rd Prize Picture Story of the Year of the Photojournalism Development Foundation Award.

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S. : Il tuo approccio alla fotografia è stato fortuito oppure è frutto di una scelta consapevole? 

M. : Penso sia stato più fortuito. Incontrai la fotografia in tre periodi della mia vita. I primi due sono collegati con la mia infanzia. Mi è stata regalata la prima macchina fotografica “smena”, dopo essermi iscritto ad un club di fotografia. Ma il mio entusiasmo non durò molto. Il terzo e decisivo periodo in cui la incontrai fu quando lavoravo come cuoco in un ristorante a Kharkov, all’età di 24 anni. Due settimane in cucina, una settimana a casa. Decisi di coltivare un hobby e fu così che iniziai seriamente il mio percorso fotografico con la lettura di numerosi libri legati all’arte visiva e alla fotografia. Mi è capitato di lavorato come fotografo, non per soldi, solo per acquisire competenze pratiche e sicurezza. Un anno dopo ho lasciato il ristorante e sono diventato un fotoreporter nei mass media ucraini. Nel 2010 mi sono reso conto che necessitavo di molta più libertà, quindi lasciai i media ucraini e iniziai come freelancer, realizzando e promuovendo progetti personali a lungo termine. Non ho alcuna istruzione artistica o fotografica e non ci sono stati artisti o fotografi nella mia famiglia che mi abbiano potuto indirizzare verso questa splendida forma d’arte. Tutte le mie conoscenze sono frutto di letture, mostre, musei e master-class.

S. : Quando hai capito che la strada giusta da percorrere fosse quella documentaria?

M. : Francamente non sono ancora sicuro che questa sia la strada giusta. Vivendo a Kharkov, sono stato influenzato dalla realtà fotografica di quel posto e non avrei mai pensato che un giorno sarei diventato un fotoreporter. Dopo essermi trasferito a Kiev, la situazione è cambiata. Sono entrato in contatto con il mondo del fotogiornalismo che mi ha completamente avvolto. Quotidianamente seguivo siti di agenzie di stampa come la Reuters, AP. Più tardi, mi sono immerso nel mondo della fotografia documentaria. Ho sfogliato archivi di fotografi Magnum e sono stato ispirato da James Nachtwey, Sebastiao Salgado, Yurii Kozurev. Ho lavorato, per un breve periodo, in un’agenzia provando a rendere mio un progetto, come il Rosh Hashanah. Presto mi son reso conto che non nutrivo più interesse nel realizzare lavori per testate giornalistiche, in quanto il mio obiettivo era quello di realizzare progetti a lungo termine. Così iniziai a lavorare su “TB epidemic in Ukraine”, un progetto con tematica sociale relativo alla tubercolosi. Qualche mese dopo sono stato selezionato per il NOOR NIKON MASTERCLASS, fotografia documentaria a Bahareste. Qui Stanley Greene, Pep Bonet, Philip Blenkinsop hanno condiviso la loro esperienza, aiutandomi a capire la direzione da seguire, come muovermi partendo da un’idea e concretizzare un progetto. Attualmente mi trovo dinnanzi ad un bivio. Sto cercando di trovare una via di mezzo. Mi piace documentare, è il mio stile, la mia vita, ma molto più spesso penso a un secondo livello, un livello associativo in fotografia. È quello che ho cercato di mostrare attraverso la mia storia “culture of confrontation”. Non voglio limitarmi a mostrare la realtà, risposte a “cosa, dove, quando” ma vorrei che le persone, attraverso la mia fotografia, vedessero qualcosa di più, da associare alle loro memorie di un libro letto, alla musica e alla propria vita. La Rivoluzione ucraina, conosciuta come euromaidan, mi ha sicuramente dato modo di emergere a livello mondiale. Amo documentare ed è ciò che ho da sempre cercato di mostrare. Vorrei che la gente osservasse le mie fotografie e riuscisse ad associare ciò che sta osservando alla propria vita.

S. : La fotografia è per te una passione, un lavoro o una missione?

M. : La fotografia non è per me solo un lavoro o un hobby. Si tratta di una filosofia di vita che ogni giorno mi riempie di nuova energia. Attraverso di essa scopro non solo il mio mondo interiore ma anche quello che mi circonda. Ho imparato a notare ciò che prima non notavo, ad apprezzavo ciò che prima non apprezzato e a ricordare ciò che è stato dimenticato. Sono davvero grato alla fotografia per come ha cambiato la mia vita e il mio pensiero.

S. : Il fotogiornalismo è un settore in crisi e spesso si parla del suo tramonto. Come pensi si evolverà questa situazione?  

M. : Già da molto tempo non sono un fotoreporter, quindi non penso di essere nelle condizioni di poterti dare una risposta a questa tua domanda. Se parliamo di fotografia documentaria, oggi, è un momento difficile non solo per essa ma per l’intera fotografia non commerciale. Le riviste non possono più permettersi di coprire le spese dei fotografi e per questa ragione, falliscono. Molti fotografi documentaristi allargano i propri orizzonti proprio perchè è un momento critico per chi lavora in questo campo.

S. : Cosa accade in Ucraina nell’inverno del 2014? Hai documentato un pezzo di storia del tuo Paese. Tre mesi di sanguinosi scontri, lacrime, paura e morti. Il tuo reportage, che ha un grande valore sociale e lo continuerà ad avere nel tempo, sembra quasi aver creato il confine tra realtà e finzione. In alcune Immagini sembra di essere all’interno di un film. Cosa hai sperato emergesse da questo lavoro?

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M. : A metà del 2013, a causa di una serie di ragioni, ho seriamente pensato che i film documentari, in quel periodo, potessero meglio raccontare, rispetto alla fotografia, storie di rilevanza sociale. Ho deciso di fare un film documentario su uno dei miei progetti sulla Crimea Sich. Nell’estate 2013, insieme a mio fratello, andavamo in Crimea, spendendo gli ultimi soldi per le attrezzature. E’ stato un tentativo di trovare le risposte alle domande che attanagliavano la mia mente. In seguito, fui selezionato, per dirigere un film documentario, dall’American documentary film festival in Ucraina. Durante questo periodo scoppia la rivoluzione in Ucraina. Poco prima del 1 dicembre 2013 non sapevo se andare a Maidan per girare un video documentario o per realizzare un reportage fotografico. Improvvisamente, ebbi come un’ispirazione fotografica e decisi di utilizzare la fotografia associativa per documentare la guerra. Non stavo cercando di mostrare ciò che stava accadendo, come un fotoreporter. Con le mie foto, volevo risvegliare associazioni più forti e le emozioni della gente. Per me non è stata una rivoluzione in Piazza Indipendenza. Ho visto aprirsi, dinnanzi ai miei occhi, scene di battaglia da leggende e favole. Durante gli scontri tra polizia e manifestanti, mi sembrava di essere in un mondo immaginario parallelo. E’ stata una battaglia, al confine tra realtà e finzione, tra il bene e il male, tra la luce e l’ombra, tra il fuoco e il gelo. Ho capito che la fotografia per me non è solo il modo di raccontare la storia, ma anche un’ immagine visiva che contiene le emozioni, permette allo spettatore di interpretare la realtà e a riflettere sulla propria vita.

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S. : Hai realizzato, in Crimea, un interessantissimo lavoro in un campo d’addestramento militare per giovani ragazzi. Raccontami di questa tua esperienza!

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M. : Ho scoperto questo campo nel 2010, anno in cui stavo lavorando per un reportage sui tartari della Crimea per qualche giornale. Vi ho soggiornato solo per poche ore e ho fatto un paio di foto, ma mi promisi di tornare e concretizzare un progetto più dettagliato e corposo. “Crimea Sich” è un campo di giovani militari patrioti cosacchi nel quale, quotidianamente, i bambini vengono addestrati al combattimento di Kadochnikov, all’arrampicata e alle passeggiate nelle montagne. C’erano bambini da 7 a 16 anni. Gli ufficiali militari insegnavano ai bambini tutto quello che potevano. Allo stesso tempo, un ruolo molto importante nel campo è stato dato alla religione ortodossa. Uno degli ufficiali ha detto: “Se li alleniamo a uccidere, ma non diamo attenzione alla formazione spirituale, ci educhiamo un assassino ordinario e non un difensore di Patria”. La maggior parte dei bambini avevano ricevuto addestramento a casa perchè molti dei loro genitori erano già ufficiali. Il privilegio per i migliori giovani cosacchi provenienti da Russia, Ucraina, Moldova e Bielorussia è stata la formazione gratuita e di vita nel campo. Inoltre ogni bambino, anche se i loro genitori non erano ufficiali, potevano effettuare un pagamento minimo, 5 € al giorno, e usufruire della formazione che aveva la durata di 2 settimane, all’inizio di agosto / ogni anno, nelle montagne della Crimea. Fin dai primi tempi il principale nemico storico e geografico per i cosacchi sono i tartari della Crimea. Esiste un conflitto costante tra i musulmani e i cosacchi. Tutti i cosacchi sono cristiani ortodossi (sotto Patriarcato di Mosca). Sotto il controllo dell’ufficiale, giovani cosacchi sparano a bersaglio. L’impressione negativa che ho avuto è che crescessero e addestrassero dei killer professionisti. Dopo due settimane vissute nel campo con loro, ho cambiato idea. Mi sono reso conto che in realtà i giovani ragazzi sarebbero diventati i difensori della madrepatria. Qui stavano ottenendo una buona pratica militare e molti di loro sono diventati sergenti dell’esercito. Per me ogni storia che ho scattato è un’analisi dell’evento, del tempo e del periodo. Non sono interessato a stereotipi. Cerco di perdermi nel tema che sto trattando. Nel campo, sono diventato uno dei cosacchi. Ho vissuto nelle stesse loro condizioni, mangiato nella loro stessa pentola, ho giocato a carte con i giovani ragazzi, etc etc. Ho realizzato un reportage video e foto nello stesso tempo. Il video per rivivere le emozioni di quei giorni e per poter donare, attraverso la fotografia, la stessa atmosfera ai lettori. Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia questo campo non è più esistito. Cosacchi ucraini hanno iniziato a difendere il loro paese e cosacchi russi hanno preso parte in guerra nell’Est dell’Ucraina.

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